Il lavoro, per i nostri genitori, era anche motivo di soddisfazione: oggi sempre meno. Che cosa è cambiato rispetto a 30 anni fa?
Chi oggi ha tra i 30 e i 40 anni si trova a fare i conti con una società profondamente diversa rispetto a quella in cui hanno vissuto i genitori. Sembra pazzesco ma nel giro di una sola generazione tutto è cambiato in modo radicale e questo ha ripercussioni importanti anche a livello psicologico.
Siamo cresciuti con il mito del “posto fisso”, abbiamo studiato anni per trovare un mestiere che ci appagasse economicamente ma anche a livello di soddisfazione personale salvo poi scontrarci con una realtà ben diversa. Molti, anche dopo Laurea e master, faticano a trovare un’occupazione. Chi la trova si lamenta perché la frustrazione ha preso il posto della soddisfazione.
Eppure siamo cresciuti con genitori che, benché faticassero tanto, erano felici, appagati, soddisfatti: genitori che ci hanno insegnato che lavorare è importante per realizzarci e non solo per avere uno stile di vita più agiato. Che cosa è cambiato negli ultimi 30 anni? In che direzione sta andando la società?
Lavoro, famiglia, amici, hobbies: chi oggi ha tra i 30 e i 40 anni è cresciuto vedendo genitori, tutto sommato, soddisfatti e che riuscivano a tenere tutto in equilibrio. Un equilibrio che oggi manca generando profonda frustrazione. Perché oggi il lavoro non genera più la felicità di un tempo?
Siamo figli di genitori che si sono spesi molto sul lavoro per garantire a noi una vita migliore ma anche perché ci credevano, amavano quello che facevano e si sentivano spesso stanchi ma profondamente realizzati e soddisfatti. Oggi, per molti, non è più così. Millenials e Generazione Z sono i più depressi e insoddisfatti del loro lavoro. Le cause sono molteplici.
Sicuramente la precarietà che viviamo noi oggi un tempo non c’era: i nostri genitori dopo le superiori o l’Università, hanno trovato con facilità un buon posto che ha consentito loro di costruirsi una carriera solida ma anche di accendere un mutuo, comprare una casa, farsi una famiglia. Possibilità che oggi, a molti di noi, sono precluse proprio perché tutto è diventato “fluido”, instabile, precario. Dunque lavoriamo anche 10 ore al giorno per stipendi inadeguati al costo della vita e per non poterci mai permettere niente più del minimo indispensabile: e questo è frustrante.
A questo bisogna aggiungere che, talvolta, il lavoro assorbe tutta il nostro tempo lasciando poco spazio a famiglia, amici, hobbies. Siamo una generazione che non teme i sacrifici di per sé ma che teme i sacrifici che non portano a nulla. Questo è il fattore che, più di tutti, è cambiato rispetto al passato: i nostri genitori faticavano per raggiungere degli scopi ben precisi e questo generava felicità. Oggi molti di noi faticano per non riuscire a costruire nulla e questo genera malcontento.
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